Misura storica dalla cangevole veste a seconda delle esigenze del mercato, la Nuova Sabatini resta una certezza per le imprenditorie italiane. Con il puntuale rifinanziamento di decembre, attraverso la Legge di Bilancio annuale, è uno degli strumenti più utilizzati dalle imprese, con un plafond importante e una programmazione triennale che consente una lungimiranza negli investimenti – fattispecie, questa, non sempre scontata nell’attuale scenario agevolativo. Che sia Sud, Green o Capitalizzata, la Nuova Sabatini si conferma una preziosa alleata per abbattere, con il contributo pubblico, il peso del tasso di finanziamento concesso da banche e intermediari creditizi individuati dal MIMIT. Vediamo come.
L’importanza del contributo
Come un camaleonte che si adatta al momento storico economico e alle necessità delle imprese, nel tempo la Nuova Sabatini si è “ramificata”, per funzionare in maniera diversa provando a coprire le varie tipologie di investimenti. Il principio base resta lo stesso: quello che cambia è il contributo statale. Durante la sua vita, l’azienda si troverà più volte a dover destinare risorse agli investimenti, ma non sempre sarà immediato disporne, considerando i costi imprenditoriali.
Ricorrere al credito bancario, con la sottoscrizione di un debito, è spesso l’unica possibilità, ma talvolta le condizioni economiche del prestito risultano proibitive, soprattutto per le PMI e per quelle meno strutturate. Qual è la soluzione? La rinuncia agli investimenti o, peggio ancora, il pagamento di cifre elevate per gli oneri previsti. In entrambi i casi, la situazione penalizza il mercato. Diversamente, con un supporto statale, in grado di alleggerire il peso del prestito, si va a creare una condizione ottimale: circola infatti maggiore liquidità, con tutti i conseguenti moltiplicatori per l’economia. Con una effettiva disponibilità economica, le compagini saranno spinte ad effettuare più acquisti o noleggi (con contratto di leasing): aumenterà quindi la domanda di macchinari, migliorerà la produttività e verrà offerto un beneficio all’intero indotto.
Ma, di fatto, come funziona l’agevolazione? Con la Nuova Sabatini viene offerta alle imprese la possibilità di richiedere una quota di risorse, a copertura parziale degli interessi su un finanziamento erogato da banche e intermediari creditizi, abbattendo il tasso applicato e alleggerendo il peso delle operazioni. Più precisamente si tratta di un contributo che però varia a seconda della “declinazione” che si dà alla misura.
La disciplina base, ovvero quella primordiale introdotta quasi quindici anni fa, ammetteva due diverse percentuali per il contributo in conto impianti – quindi strettamente legati all’acquisto di beni strumentali, connessi all’investimento in beni ammortizzabili da parte dell’impresa. Parliamo di un quantum pari al 2,75% per gli investimenti ordinari e 3,575% per gli investimenti 4.0, determinato in misura pari al valore degli interessi calcolati, in via convenzionale, su un finanziamento della durata di cinque anni e di importo uguale all’investimento.
Come si calcola il contributo?
Ipotizziamo un finanziamento quinquennale, pari a 100mila euro, ovvero il totale della spesa da parte dell’impresa. Nel caso di investimento ordinario (2,75%), secondo i calcoli del MIMIT il contributo totale ammonterà a circa 7.717,37 euro. Perché? Teoricamente, ogni anno l’impresa dovrebbe ricevere 2.750 euro (per un totale, quindi, di 13.750). Non è così. C’è una spiegazione: gli interessi non si calcolano sempre sulla somma iniziale (100mila euro, nell’esempio de quo), ma va considerata la restituzione annua del finanziamento. Pertanto, il secondo anno la cifra da restituire sarà pari a 80mila euro, a 60 mila il terzo anno, e così via – con il 2,75% di 80mila che ammonta a 2.200 euro, e di 60mila a 1.650 (e via dicendo). Calcolando quindi gli interessi matematici dei cinque anni, arriveremmo a 8.250 euro, che però vanno attualizzati, attraverso una precisa formula, e diventano appunto poco più di 7.700 euro. Per simulare con precisione gli importi e le operazioni, il MIMIT mette a disposizione uno specifico foglio di calcolo.
| Anno | Importo totale finanziamento: 100mila euro | |
| Capitale rimanente | Interessi al 2,75% (in euro) | |
| I | 100.000 | 2.750 |
| II | 80.000 | 2.200 |
| III | 60.000 | 1.650 |
| IV | 40.000 | 1.100 |
| V | 20.000 | 550 |
| Il valore attualizzato è inferiore al valore futuro, per lo sconto dei flussi di cassa, tenendo conto del costo del capitale e del rischio nel tempo | Totale matematico: 8.250 | |
| Totale attualizzato: 7.770 | ||
I beneficiari e la procedura
Le micro e PMI (società di capitali), ammesse all’agevolazione, dovranno essere regolarmente costituite e iscritte nel Registro delle Imprese, disponendo del pieno e libero esercizio dei propri diritti. Se non attive, dovranno impegnarsi ad esserlo entro la data di presentazione della richiesta di erogazione. Non sono ammesse le società sottoposte a procedure concorsuali, in liquidazione volontaria e quelle escluse dai finanziamenti pubblici, come ad esempio quelle morose verso enti pubblici o con prestiti depositati in conti bloccati. È comunque consentito il ravvedimento: viene infatti concessa alla richiedente la possibilità di regolarizzare la propria posizione. Porte chiuse alle “imprese in difficoltà” (ex Regolamento 651/2014), alle amministrate o controllate da soggetti condannati definitivamente per reati specifici (art. 2632 c.c.) e a quelle soggette a procedimenti o condanne ai sensi della disciplina antimafia. Con riferimento al requisito geografico, le beneficiarie dovranno risiedere o essere operative in Italia: è comunque ritenuto ammissibile il possesso (dimostrabile) di una unità locale sul territorio nazionale.
Operativamente, il finanziamento verrà erogato da uno degli intermediari finanziari indicati dal MIMIT, rientranti nell’apposito elenco presente sul portale del Ministero, tra gli aderenti all’Addendum alla Convezione con CDP e ABI. Il prestito non potrà avere una durata superiore ai 5 anni; il valore dovrà essere compreso tra i 20mila e i 4 milioni di euro, anche frazionato in più tempi di spesa. Potrà coprire anche l’intero ammontare del progetto economico. La liquidità dovrà essere utilizzata esclusivamente per gli investimenti indicati nella Nuova Sabatini: beni strumentali, beni 4.0 e green, presso la sede legale o l’unità locale indicata (senza frazionamenti). Inoltre, ogni atto giuridicamente vincolante – tra cui l’avviamento attraverso contratti, conferme di ordini o fatture – andrà realizzato solo successivamente alla presentazione della domanda.
In tutti i casi, la Legge concede un massimo di 12 mesi per la conclusione dell’investimento, a partire dalla data del finanziamento, in modo da impiegare subito la liquidità ricevuta, evitando “distrazioni” dall’obiettivo primario. Entro, poi, i successivi tre anni (a partire dall’ultimazione della spesa) è vietata la vendita, la cessione o un diverso utilizzo rispetto al fine primario dei beni strumentali oggetto dell’acquisto agevolato. Va quindi rispettato il cosiddetto “divieto di distrazione”.
Gli investimenti (ordinari e 4.0)
Le risorse dovranno essere utilizzate per realizzare specifici investimenti, ovvero per acquistare beni nuovi, quali immobilizzazioni materiali (tra cui il leasing) per impianti e macchinari, attrezzature industriali e commerciali, software e tecnologie digitali. Un’impresa del comparto manufacturing, quindi, potrà sfruttare il finanziamento non solo per acquistare macchinari ma anche per investire in impianti di produzione, migliorando la gestione aziendale e l’efficienza operativa, grazie a software e tecnologie 4.0, le cui spese rientrano comunque tra quelle ammissibili. La normativa, però, vieta l’utilizzo delle risorse agevolate per l’acquisto di terreni e fabbricati, beni usati o rigenerati. Allo stesso modo, non sono finanziabili le spese per componenti o parti di macchinari (con alcune eccezioni per le nuove funzionalità). Questa scelta segue la linea di principio dell’autonomia funzionale: è infatti previsto l’acquisto in blocco del bene, proprio perché lo stesso ha una capacità di operare in maniera indipendentemente, svolgendo la sua funzione senza dover necessariamente interagire con altri sistemi esterni.
Le aliquote, tra Sud, Green e capitalizzazione
Nel corso degli anni la misura Beni Strumentali ha assunto diverse sfaccettature, a seconda dei beni oggetto dell’investimento e di altri fattori importanti per la crescita del mercato. Con il Decreto interministeriale del 22 aprile 2022 è stata introdotta una specifica disciplina per gli investimenti al Sud, mentre dal 1° gennaio 2023 sono ammessi anche gli investimenti green. Nel 2024, poi, il DL n. 43/2024 ha aggiunto un nuovo tassello allo scenario, con un diretto sostegno alla capitalizzazione delle imprese – qualora i soci si impegnino a sottoscrivere un aumento di capitale. Al momento, dunque, le aliquote sono variabili. Oltre al 2,75% per gli investimenti ordinari e al 3,575% per gli investimenti 4.0, con la Nuova Sabatini Sud sono state innalzate ulteriormente le aliquote, arrivando al 5,5% per gli investimenti in tecnologie d’impresa 4.0, effettuati dalle micro, piccole e medie imprese con sede legale (o unità locale) nel Mezzogiorno. Per gli investimenti green la percentuale si attesta al 3,575%, così come per quelli effettuati da medie imprese, a fronte di un aumento di capitale.
Il contributo in 10 step
- L’impresa si rivolge a uno degli intermediari finanziari indicati dal MIMIT
- L’impresa richiede un finanziamento per l’acquisto dei beni
- L’impresa presenta domanda di accesso al contributo attraverso l’ente creditizio
- L’ente creditizio verifica la regolarità della documentazione
- L’ente creditizio formalizza la prenotazione dell’agevolazione
- Il MIMIT risponde positivamente alla richiesta
- Viene concesso il finanziamento
- Viene stabilito il piano di erogazione
- Si procede con la stipula del contratto di finanziamento
- Avviene l’erogazione del contributo, una tantum o in tranche
Tabella riepilogativa
| MISURA BENI STRUMENTALI (Nuova Sabatini) | |
| Destinatari | micro, piccole e medie imprese (PMI) |
| Settori ammessi | tutti i settori produttivi, inclusi agricoltura e pesca, ad eccezione di quelli inerenti ad attività finanziarie e assicurative |
| Oggetto del finanziamento | Investimenti in beni strumentali |
| Investimenti in beni 4.0 | |
| Investimenti green | |
| Investimenti specifici al Sud | |
| Requisiti dell’investimento | autonomia funzionale dei beni |
| correlazione dei beni con l’attività produttiva svolta | |
| Agevolazione | contributo in conto impianti per gli interessi su un finanziamento quinquennale |
| Contributo | 2,75% per gli investimenti ordinari |
| 3,575% per gli investimenti 4.0 | |
| 3,575% per gli investimenti green | |
| 5,50% per gli investimenti nel Mezzogiorno | |
| 5% per le micro e piccole imprese, a fronte di un aumento di capitale | |
| 3,575% per le medie imprese, a fronte di un aumento di capitale | |
Fonte: elaborazione DM 22 aprile 2022